L’ASSISTENZA ALLA PERSONA CON AFASIA

seminario L’ASSISTENZA ALLA PERSONA CON AFASIA - 23 maggio 2024

corso di laurea di Infermieristica dell'università di Udine e Pordenone 

L'importante seminario era stato interrotto 5 anni fa e ci hanno proposto di farlo dentro la splendida sala della biblioteca dell'università dei Rizzi. 

Dopo l'intervento del neurologo del Gervasutta  Dott. Sartor, abbiamo esposto problemi  psicologici degli afasici e l'aiuto che diamo con il gruppo di aiuto con le psicoterapeute Francesca Cilluffo e Sara Ingegneri (le slide in allegato).

E' stata la volta della logopedista Isolda Di Narda (le slide in allegato) e della musicoterapeuta Loredana Boito e anche direttrice del Coro degli Afasici del FVG che si è esibito.

Abbiamo messo la nostra esibizione alla fine, con gli studenti un po' freddini all'inizio e poi via via calorosi e partecipi. Anzi nel video hanno cantato con noi Volare e il Trittico napoletano. È stata una soddisfazione impagabile vedere questi futuri professionisti farsi prendere dalle emozioni.

 

 

Libro: Ogni parola che sapevo

ANDREA VIANELLO

“Mia moglie arriva trafelata. Mi sembra un gigante sopra di me, un gigante buono che mi aiuterà, io sono inciampato in un buco nero del bosco ma lei mi tirerà fuori da lì. Ha gli occhi sgranati. ‘Che succede? Che succede?’ mi chiede. La mia risposta è chiara: ‘Megpdeiigrhiaa!’ le dico concitato, ‘mrlaiofoourhdka uhfe giumhu’. Non si capisce niente, lei non capisce niente, nemmeno io capisco niente, parlo una lingua nuova, eppure lo so cosa voglio dire, ma un demone si è intrufolato nella mia bocca. ‘Ceritturgra, mathra, titdiiiadotaio.’ Sono infuriato con me, sono infuriato con lei perché non capisce. ‘Stai calmo’ la sento dire, ma sono alle prese con questa follia, non riesco a dire una parola, maledizione, una vera parola, mi sento imprigionato, imbavagliato, sperduto, nel buco nero del bosco non ci sono parole, le mie amatissime parole, solo versi infantili, muggiti incomprensibili, rantoli disperati.” La vicenda che Andrea Vianello si è deciso a raccontare è la storia di un ictus, del suo ictus. Nel caso specifico si è trattato di un’ischemia cerebrale che ha colpito il lato sinistro del cervello, causata da una dissecazione della carotide.

Una brillante operazione d’urgenza, nonostante una gravissima complicazione sul tavolo operatorio, è riuscita a tenerlo nel mondo dei vivi, ma nulla ha potuto rispetto al danno che si era già propagato: di colpo le sue parole erano perdute. O meglio: nella sua testa si stagliavano chiare e nette come sempre, ma all’atto pratico uscivano in una confusione totale, fonemi a caso, ingarbugliate e incomprensibili. Una prospettiva terribile per chiunque, ma ancora di più per lui, che delle parole ha fatto un’identità e un mestiere, quello di giornalista televisivo.
Ogni parola che sapevo è un viaggio in un inferno molto diffuso, l’ictus e i suoi danni, che a volte presenta un percorso terapeutico e riabilitativo che non esclude il ritorno. Questo libro racconta e dimostra che le parole che Vianello sapeva sono state in qualche modo tutte recuperate. Ma l’aspetto interessante, che fa della sua testimonianza una storia da leggere, è che a quelle che già sapeva Vianello ne ha aggiunte di nuove. Le parole che raccontano il calvario personale di chi scopre la sua vulnerabilità fisica, quelle che descrivono la brutta sensazione di ritrovarsi esposto in poche ore dai riflettori di un studio tv ai meandri inestricabili della sanità pubblica. Quelle che bisogna trovare per continuare a combattere ogni giorno, tutti i giorni, contro gli strascichi dell’evento subito, anche quando è stato superato. Ma pure quelle degli affetti, a volte sopite o date per scontate, e che invece possono riempire un intero vocabolario. Un libro completo, emozionante, a volte ironico, ma sempre pieno di speranza, che racconta il quotidiano ma inevitabile coraggio di chi si trova d’improvviso ad affrontare una lunga e spesso solitaria traversata del deserto. E che nonostante tutto riesce, forse, a recuperare la sua parte migliore.

 

ALCUNI VIDEO DELLE PRESENTAZIONI DEL LIBRO E DELLA STORIA PERSONALE

Assemblea ordinaria e straordinaria 2020

Si è tenuta a Vissandone (UD) il 18 gennaio 2020 l'assemblea straordinaria avente come ordine del giorno la lettura e l'approvazione del nuovo statuto, come voluto dal codice del terzo settore. Si è così passati da una onlus a una APS (associazione promozione sociale) che è stato approvato all'unanimità. Al secondo punto sono eletti il presidente e il consiglio direttivo, che è stato così formato:

Presidente: Giuseppe Bobbo
Vicepresidente: Isolda Di Narda
Segretario: Rossana Di Tommaso

Consiglieri:
per il territorio di TS: Paolo Groppi
per il territorio di GO: Rosa Strazzulla
per il territorio di PN: Marcello Roveredo

Revisore dei conti:
Laura Moretto

Probiviri:
Bruno Cimbaro

Di seguito è stata fatta l'assemblea ordinaria e il presidente ha relazionato su quello che è stato fatto nel 2019 e su quello di previsione del 2020

 

Il nuovo statuto

 

Continua il laboratorio di afasia

L’associazione AITA-FVG ha implementato quest’anno, nell’ambito delle proprie attività agli associati, anche la musicoterapia (con la dott. Loredana Boito riservato esclusivamente come terapia agli afasici) e lo yoga della risata (con la dottoressa. Elisa Liberi dedicata agli accompagnatori). Abbiamo fatto in modo di sincronizzare le 2 attività, di modo che agli accompagnatori risulti piacevole e costruttivo fare lo yoga invece di stare ad aspettare l’accompagnato che fa la musicoterapia.
Nel video la seduta del 7 aprile 2018 
 

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Scrivi con parole dimenticate, biografia dello scrittore Slawomir Mrozek

traduzione articolo di P. UNAMUNO

Di tutte le disgrazie che uno scrittore può subire, il più vicino a una punizione divina è perdere la capacità di comprendere e usare il linguaggio, che è tecnicamente noto come afasia. Questa fu la maledizione che colpì lo  e narratore polacco Slawomir Mrozek dopo aver subito un ictus nel 2002, e l’unica cosa gratificante è che fu in grado di recuperare abbastanza da scrivere la sua autobiografia.
La casa editrice Acantilado offre per la prima volta in spagnolo il racconto di Mrozek del suo incidente cerebrale, un compito che ha intrapreso insieme al suo logopedista come terapia per riscrivere nonostante l’apatia che aveva assunto il suo essere. La pubblicazione nel 2007 (in polacco) di Baltasar (An autobiography) è stata l’ultimo punto della sua riabilitazione e l’ultimo retaggio di un letterato che è morto solo pochi mesi fa, nell’agosto 2013.
Così egli stesso fa un bilancio di danni dopo l’ictus: “Il polacco, la mia lingua madre, era diventato improvvisamente incomprensibile … Sapeva leggere, ma non capiva cosa stesse leggendo. la scrittura, il computer, il fax e il telefono (…) non sapevo come contare o orientarmi nel calendario “. Né ho distinto sopra dal basso, la destra da sinistra; delle numerose lingue straniere che conosceva prima dell’attacco, nessuna traccia rimaneva nel suo cervello.Continue reading

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