Scrivi con parole dimenticate, biografia dello scrittore Slawomir Mrozek

traduzione articolo di P. UNAMUNO

Di tutte le disgrazie che uno scrittore può subire, il più vicino a una punizione divina è perdere la capacità di comprendere e usare il linguaggio, che è tecnicamente noto come afasia. Questa fu la maledizione che colpì lo  e narratore polacco Slawomir Mrozek dopo aver subito un ictus nel 2002, e l’unica cosa gratificante è che fu in grado di recuperare abbastanza da scrivere la sua autobiografia.
La casa editrice Acantilado offre per la prima volta in spagnolo il racconto di Mrozek del suo incidente cerebrale, un compito che ha intrapreso insieme al suo logopedista come terapia per riscrivere nonostante l’apatia che aveva assunto il suo essere. La pubblicazione nel 2007 (in polacco) di Baltasar (An autobiography) è stata l’ultimo punto della sua riabilitazione e l’ultimo retaggio di un letterato che è morto solo pochi mesi fa, nell’agosto 2013.
Così egli stesso fa un bilancio di danni dopo l’ictus: “Il polacco, la mia lingua madre, era diventato improvvisamente incomprensibile … Sapeva leggere, ma non capiva cosa stesse leggendo. la scrittura, il computer, il fax e il telefono (…) non sapevo come contare o orientarmi nel calendario “. Né ho distinto sopra dal basso, la destra da sinistra; delle numerose lingue straniere che conosceva prima dell’attacco, nessuna traccia rimaneva nel suo cervello. Leggi tutto “Scrivi con parole dimenticate, biografia dello scrittore Slawomir Mrozek”

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“Parla…papà” di Sandra Dema – Falzea Editore

 

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“Ha-ha” di Dave King – Fazi Editore, Roma 2007

Da lontano, non vedresti niente di complesso o di innaturale; c’è un adulto che sta badando a un bambino: magari, a poca distanza, c’è la sua compagna che sorride, e osserva la scena. Avvicinandoti, apprezzeresti qualcosa di radicalmente diverso. Quell’adulto ha una ferita antica sul cranio, e non parla: non scrive, non legge, non conosce il linguaggio dei segni. Mugugna, mima.

Quel bambino non è suo figlio, è il figlio d’una sua ex, del suo unico grande amore: gliel’ha affidato, ché si trova in clinica per disintossicarsi dalla cocaina. Quella donna che li osserva, invece, è l’affittuaria dell’uomo ferito; è sua amica, adesso, lo aiuta nell’amministrazione e nella quotidianità, come può.

Da lontano avresti pensato fosse una famiglia. Sembrava tutto così bello, e così naturale. Già. In termini botanici, questa stupenda illusione si chiama ha-ha. L’ha-ha è, tecnicamente, un muro nascosto da un fossato ricoperto d’erba. È un’illusione ottica: serve a offrire una vista idilliaca del panorama che circonda un giardino, dai prati e dai dintorni nobili d’una casa. L’etimo è curioso: spiega Thomas Everett, nella The New York Botanical Garden Illustrated Encyclopedia of Horticulture: “Il termine ha-ha deriva dall’esclamazione che un estraneo potrebbe lasciarsi scappare nel ritrovarsi improvvisamente sull’orlo del fossato dalla cima del muro. Un’esperienza di questo tipo, ovviamente, si rivelerebbe estremamente pericolosa per gli sprovveduti” (p. 11). Il lettore è avvisato. Leggi tutto ““Ha-ha” di Dave King – Fazi Editore, Roma 2007″

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“L’anima prigioniera. Memorie di un’afasica” di Olimpia Casarino – MJM Editore

Biografia prevalentemente interiore (ma non solo) di una donna colpita ancor giovane da un ictus che la rende temporaneamente afasica e la debilita in modo permanente nel fisico. Evocando il suo vissuto personale e familiare, la donna cerca di risalire alle origini del proprio disagio e della stessa malattia che l’ha colpita. A partire dalla riappropriazione del corpo, mediante la partecipazione al lavoro di gruppo e un impegnativo percorso di autoguarigione, la protagonista intravede l’uscita dal dolore attraverso il recupero di una dimensione di intensa spiritualità. Nella filigrana del racconto si coglie la rappresentazione di interni piccolo-borghesi della Napoli degli anni ’50 e ’60, intrisi di pregiudizio e di paura. Per altro verso, a partire dall’evento invalidante che colpisce la protagonista alla fine degli anni ’70, affiora, attraverso una serie di flash narrativi, la drammaticità dell’impatto con una realtà socio-sanitaria non solo arretrata, ma strutturalmente incapace di dare una risposta ai problemi della disabilità.

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